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IL RITROVAMENTO DI “INFARTINA” LA STATUA CHE SPAVENTO’ IL SUO SCOPRITORE

Maggio 21, 2021

Uno dei più straordinari reperti del museo. La storia di uno scavo, di un gruppo di archeologi, di un ritrovamento spaventoso. Come un reperto possa raccontare di più di quanto possiamo immaginare.

 

I. “Infartina” e la storia di un reperto

“Autunno 2012, area archeologica di Via Neroniana, ultima campagna di scavo. M., chinato sul saggio di terra che aveva di fronte, stava lavorando per separare i materiali solidi dalla terra. Era concentrato nel pulire ogni singolo frammento ritrovato…”

 

Cosa si nasconde dietro ad un reperto?

Quando osserviamo un reperto archeologico in un museo, passeggiando tra le sue sale, raramente ci domandiamo come ci è arrivato, cos’era prima di raggiungere lo status di opera d’arte che ora possiede. Lo vediamo lì, nella sua teca o sul suo piedistallo e abbiamo la quasi ingenua cognizione che sia sempre stato così, come lo vediamo. Certo ci viene raccontato che in tempi antichi era una scultura o un oggetto nella sua interezza, che si trovava in un determinato luogo e che aveva una particolare funzione. Quasi mai però ci interroghiamo su cosa sia successo a un reperto dal tempo in cui è stato realizzato al momento in cui lo osserviamo, racchiuso nella solennità di un’esposizione museale.

Talvolta invece, la storia del ritrovamento di un reperto racconta tanto quanto la sua origine. Scopriamo insieme la curiosa storia che si nasconde dietro al rinvenimento della cosiddetta “Infartina”, uno dei più straordinari reperti inediti del Museo del termalismo antico e del territorio.

 

II. Lo scavo archeologico

Per ricostruire il ritrovamento di un reperto è indispensabile capire come funziona, per sommi capi, uno scavo archeologico.

Intanto, che cos’è uno scavo archeologico?

È definito “Scavo archeologico” l’asportazione di terreno per riportare alla luce monumenti od oggetti. Questo, in tempi moderni, si compone di diverse fasi e innumerevoli giornate, mesi ed anni di lavoro per gli archeologi.

Quali sono le fasi di uno scavo?

  • Innanzitutto, si realizza sull’area da scavare una quadrettatura, o maglia topografica, ossia un sistema di assi cartesiani che permetta di indicare grazie alle due coordinate qualsiasi punto interno all’area. Questo servirà a catalogare ogni reperto secondo il punto in cui è stato ritrovato.
  • Dopodiché si procede allo scavo vero e proprio per unità stratigrafiche, cioè per strati di terreno che, con il passare dei secoli, si sono depositati. Si analizzano prima gli strati più recenti, con i reperti meno antichi, per arrivare poi agli strati e ad i reperti più antichi. Lo strato di terreno in cui è stato rinvenuto un oggetto è perciò utile alla sua datazione, oltre che alla sua catalogazione. Possiamo effettivamente dire che scavare per unità stratigrafiche sia un po’ come fare un viaggio indietro nel tempo!
  • In ogni unità stratigrafica bisogna poi separare i materiali solidi dalla terra. Gli archeologi, pulendo dai residui di terra ognuno di essi decidono la loro destinazione: quelli identificati come reperti archeologici vengono catalogati, mentre il resto viene, insieme alla terra, accumulato in un “montarozzo di risulta”.

III. Il fortuito ritrovamento

E’ quindi in questo contesto che stava lavorando il nostro scopritore di “Infartina” mentre, insieme ad un gruppo di archeologi, stava scavando nell’area archeologica della villa di via Neroniana a Montegrotto Terme. Si trattava dell’ultima campagna di scavo in quell’area, che già da diversi anni era stata oggetto di ricerche.

L’archeologo stava analizzando un determinato quadrato di terra e un’unità stratigrafica che già sapeva corrispondere alla presenza di reperti molto antichi, vista la sua profondità. Non stava però avendo una giornata particolarmente fortunata.  Era infatti concentrato nel pulire ogni singolo frammento di materiale solido che stava separando dalla terra, accorgendosi puntualmente che si trattava di semplici sassi. Improvvisamente, con stupore misto a spavento, ha notato che uno dei sassi che stava pulendo, e che già si immaginava dover spostare nel montarozzo di terra di risulta, aveva in realtà due occhi fissi che lo osservavano.

È stata proprio la reazione di shock di fronte a quella scoperta che ha fatto soprannominare quel fortuito reperto “Infartina” da parte degli altri archeologi, a causa del suo eccezionale potere di spaventare il suo scopritore.

 

IV. Ma chi è in realtà Infartina?

Quella che è stata scherzosamente soprannominata “Infartina” è in realtà un ritratto di bambina in marmo bianco di Luni, che oggi sappiamo essere stato realizzato in età Giulio-Claudia, ossia tra il  27 a.C. e il 68 d.C.

Proprio per la giovane età della bambina, le dimensioni della testa sono molto ridotte rispetto ad una testa di un tradizionale ritratto romano. Anche la forma, simile a quella di un cerchio, si differenzia notevolmente da quelle di ritratti in età adulta. Sia le dimensioni che la forma hanno contribuito a far inizialmente identificare il reperto come un sasso e a creare quell’effetto sorpresa, ormai diventato aneddoto, agli occhi dell’archeologo che l’ha ritrovato.

“Infartina”, in tutto lo splendore della sua fattura, è esposta al Museo del termalismo antico e del territorio ed è uno dei suoi più straordinari reperti inediti. Sarai stupito alla sua vista tanto quanto il suo scopritore, o rimarrai ammaliato dalla sua bellezza e dal racconto della sua origine? Non ti resta che venire a scoprirlo!